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Google My Business oggi: cos'è e come si configura

Google My Business oggi è il Profilo dell'attività su Google: come si crea e si verifica, cosa sposta la posizione locale, quali errori sospendono la scheda.

Google My Business oggi si chiama Profilo dell'attività su Google: è la scheda gratuita che compare nella Ricerca e su Maps con nome, indirizzo, orari, foto, recensioni e contatti. Si gestisce direttamente da Google, serve una verifica dell'attività, e per chi lavora con clienti della propria zona è il primo posto in cui viene giudicato, spesso prima del sito.

Che cosa significa per voi

  • Avete un luogo fisico — negozio, studio, ristorante, palestra: la scheda è la vetrina che decide se qualcuno entra oggi. Orari sbagliati e foto vecchie di cinque anni costano visite reali.
  • Andate voi dal cliente — idraulici, elettricisti, fotografi, consulenti: potete comparire senza mostrare l'indirizzo di casa, impostando l'area servita.
  • Avete più sedi — una scheda per ogni sede, con una regia unica su nomi, categorie e orari, altrimenti le sedi competono fra loro e confondono Google.

Che cos'è oggi Google My Business

Il nome «Google My Business» appartiene alla piattaforma che fino al 2021 permetteva di gestire la presenza di un'attività su Ricerca e Maps. Da novembre 2021 il servizio si chiama Google Business Profile, in italiano Profilo dell'attività su Google, e nel 2022 l'applicazione dedicata è stata ritirata. Le funzioni sono rimaste le stesse: è cambiato il posto da cui si usano.

Oggi la gestione avviene in due modi. Se siete titolari verificati, cercate su Google il nome della vostra attività mentre siete collegati con l'account giusto: compare un pannello di gestione sopra i risultati, con le voci per modificare informazioni, pubblicare aggiornamenti, rispondere alle recensioni e leggere i dati di rendimento. Lo stesso pannello è raggiungibile da Google Maps, dal menu del profilo. Chi gestisce molte sedi continua a usare un'interfaccia dedicata con l'elenco delle attività, i ruoli e le modifiche in blocco.

La scheda è gratuita: comparire costa zero, e la posizione nel riquadro locale si guadagna con i segnali descritti più avanti. Chi vi telefona offrendo la prima posizione a pagamento sta vendendo qualcosa che Google tiene fuori dal listino. Esistono invece le campagne locali, che sono pubblicità dichiarata e stanno sopra i risultati naturali: sono una cosa diversa, e le trattiamo nella pagina dedicata a Google Ads e promozione.

Perché il nome vecchio conta ancora

In Italia «google my business» resta la formula più cercata, con decine di migliaia di ricerche al mese, mentre il nome ufficiale ne raccoglie una frazione. È un dettaglio utile anche per voi: quando cercate assistenza o guide, la maggior parte dei contenuti è ancora indicizzata con il nome storico. Sapere che i due nomi indicano la stessa cosa evita mezz'ora di ricerche a vuoto.

Perché in locale la scheda conta più del sito

Quando qualcuno cerca «idraulico vicino a me» o «pizzeria aperta adesso», Google mostra in cima una mappa con tre attività, il cosiddetto riquadro locale. Quelle tre schede occupano lo spazio che sullo schermo di un telefono conta davvero. Il sito, anche fatto bene, compare più in basso: viene letto da chi ha già fatto una prima scrematura sulle schede.

Google spiega che l'ordine di quelle attività dipende da tre fattori.

Fattore Che cosa guarda Google Su cosa potete agire
Pertinenza Quanto la scheda corrisponde a ciò che la persona ha cercato Categorie, servizi, prodotti, descrizione, attributi
Distanza Quanto siete lontani dal punto da cui parte la ricerca Indirizzo corretto, area servita, sedi reali
Notorietà Quanto l'attività è conosciuta, dentro e fuori dal web Recensioni, citazioni, articoli, link, coerenza dei dati

La distanza è quasi fuori dal vostro controllo. La pertinenza dipende da come compilate la scheda, ed è il lavoro più sottovalutato. La notorietà si costruisce con mesi di recensioni autentiche, presenza nei portali di settore e contenuti che parlano di voi.

C'è un punto che vale la pena sottolineare: pertinenza e notorietà si alimentano anche dal sito. Una pagina che spiega un servizio con le parole usate dai clienti, con la città indicata dove ha senso, aiuta Google a capire di che cosa vi occupate. Scheda e sito lavorano insieme, e questo è il motivo per cui trattiamo la presenza locale dentro il lavoro di SEO e visibilità AI invece che come un'attività separata.

Come si crea e si verifica la scheda, passo per passo

La creazione richiede circa mezz'ora di lavoro attento. La verifica dipende dal metodo che Google propone e può richiedere da pochi minuti a due settimane.

  1. Controllate se la scheda esiste già. Cercate il nome dell'attività su Maps: molte schede nascono da segnalazioni degli utenti o da dati di terze parti. Se esiste, chiedete la proprietà invece di crearne una seconda: due schede sullo stesso indirizzo si penalizzano a vicenda, e la duplicata va poi eliminata.
  2. Create la scheda con il nome reale. Il nome è quello dell'insegna e dei documenti, senza aggiunte promozionali. Le parole chiave nel nome sono la causa di sospensione più comune, e la sospensione blocca la scheda proprio quando serve.
  3. Scegliete la categoria principale. È la decisione che pesa di più. Nel dubbio, cercate la vostra parola chiave in incognito, aprite le tre schede del riquadro locale e guardate quale categoria dichiarano: Google la mostra sotto il nome, nella scheda estesa.
  4. Indicate indirizzo o area servita. Se ricevete clienti, indirizzo esatto, con il segnaposto trascinato sull'ingresso corretto. Se andate voi dal cliente, nascondete l'indirizzo e impostate i comuni o le province che coprite davvero.
  5. Compilate contatti e sito. Numero locale (meglio del cellulare, quando possibile), indirizzo del sito con un parametro di tracciamento, che serve a distinguere in analisi le visite che arrivano dalla scheda.
  6. Verificate l'attività. Google propone video, cartolina, telefono, email o verifica immediata. La videoverifica è oggi la più frequente: riprendete insegna, interni, attrezzatura e un documento che leghi l'attività all'indirizzo, in un unico filmato senza interruzioni.
  7. Completate tutto il resto. Orari, orari speciali per le festività, attributi, servizi, prodotti, foto, descrizione. Una scheda completa viene mostrata più spesso di una scheda minima con le stesse caratteristiche.
  8. Assegnate i ruoli. Aggiungete come gestori le persone che se ne occupano, e tenete la proprietà su un account aziendale, che resta vostro anche quando un collaboratore cambia lavoro.

Se la verifica viene rifiutata

Succede, soprattutto a chi lavora da casa o in uno studio condiviso. Le cause ricorrenti sono tre: indirizzo diverso da quello dei documenti, insegna poco visibile, nome registrato in una forma differente. La strada è una sola: allineare i dati reali — visura, contratto, insegna, sito — e richiedere la verifica allegando prove coerenti fra loro. Ogni tentativo con dati diversi allunga i tempi.

Le informazioni che spostano davvero la posizione

Questa è la parte che di solito si compila in fretta e che invece merita un pomeriggio.

Campo Perché conta Errore frequente
Categoria principale Definisce per quali ricerche siete candidati Categoria generica quando ne esiste una specifica
Categorie secondarie Aggiungono servizi collegati Dieci categorie messe «per sicurezza», che confondono il segnale
Servizi e prodotti Rispondono alle ricerche di dettaglio Elenco vuoto, o copiato da un concorrente
Descrizione Racconta a chi vi rivolgete Testo pieno di parole chiave ripetute
Orari e orari speciali Alimentano «aperto adesso» e le festività Dimenticati a Natale e ad agosto
Attributi Filtri usati dagli utenti: accessibilità, parcheggio, pagamenti Lasciati vuoti
Foto Prima impressione e tempo di permanenza sulla scheda Foto di repertorio, o scatti fermi da anni
Link al sito Porta al contenuto completo e misura le visite Link alla home quando esiste la pagina giusta

Un consiglio pratico sulle categorie secondarie: aggiungetene una alla volta e osservate i dati di rendimento nelle settimane successive. Aggiungerne otto in un giorno rende impossibile capire quale ha funzionato.

Foto, prodotti e servizi: cosa carica chi ottiene contatti

Le foto sono il contenuto che le persone guardano per primo. Tre regole che valgono per qualunque attività: fotografie vostre e recenti, luce naturale, soggetti reali. Una vetrina fotografata di sera con l'insegna accesa dice dove siete meglio di qualunque descrizione. Le foto degli interni aiutano chi arriva per la prima volta a decidere di entrare.

I prodotti valgono per chi vende: nome, prezzo indicativo, descrizione breve, categoria. I servizi valgono per tutti gli altri: ogni servizio è una riga in più che Google può mostrare quando qualcuno cerca proprio quella prestazione. Un centro estetico che elenca quindici trattamenti compare per quindici ricerche diverse; lo stesso centro con la sola categoria «centro estetico» compare per una.

Post, domande e messaggi: la parte viva della scheda

Gli aggiornamenti (Novità, Offerte, Eventi) compaiono nella scheda e restano visibili per un periodo limitato. Da soli lasciano ferma la posizione, e mostrano un'attività viva a chi sta decidendo: una novità di due giorni fa vale più di un'ultima traccia del 2023. Un ritmo realistico è due aggiornamenti al mese, legati a qualcosa di concreto — un nuovo servizio, una chiusura programmata, un risultato.

Le domande e risposte sono pubbliche e chiunque può rispondere, compresi utenti estranei alla vostra attività. Conviene fare due cose: presidiarle, rispondendo voi per primi, e pubblicare in anticipo le domande che vi fanno sempre, con la risposta corretta.

La messaggistica va attivata solo se qualcuno risponde davvero. Un messaggio che resta senza risposta per due giorni è peggio di una chat assente.

Recensioni: come si gestiscono, e cosa dice la legge

Le recensioni pesano su due piani. Sul posizionamento, come parte della notorietà. E sulla decisione delle persone, che leggono soprattutto quelle negative e il modo in cui rispondete.

Chiederle è legittimo. Nel pannello della scheda trovate un link breve da mandare al cliente a lavoro finito, quando la soddisfazione è fresca. Il momento giusto fa più della formula usata.

Due pratiche sono vietate. La prima è il filtro preventivo: chiedere al cliente com'è andata e invitare alla recensione pubblica solo chi risponde bene. La seconda è l'incentivo: sconti, omaggi, punti fedeltà in cambio di un giudizio. Entrambe violano le norme di Google, che può rimuovere le recensioni e limitare la scheda.

Oltre a Google, c'è il quadro normativo italiano. Il Codice del consumo vieta le pratiche commerciali ingannevoli, e fra queste rientrano le recensioni false o presentate come autentiche senza esserlo, comprese quelle acquistate o scritte da chi il servizio lo ha soltanto visto da fuori. Il recepimento della direttiva Omnibus ha aggiunto un obbligo di trasparenza per chi pubblica recensioni sul proprio sito: spiegare se e come si verifica che provengano da clienti reali. È una regola che riguarda il sito più della scheda Google, e le due cose vanno tenute coerenti: la vetrina di recensioni selezionate sulla home, senza alcuna verifica dichiarata, è esattamente il caso che la norma guarda con attenzione.

Rispondere conviene sempre. Alle positive con due righe che aggiungono qualcosa. Alle negative con la stessa calma che usereste allo sportello: ringraziare, riconoscere il fatto, spiegare cosa avete cambiato, spostare la discussione su un canale privato. Chi legge cerca un'attività che delle critiche si occupa, più di una con il punteggio pieno.

Quando si può chiedere la rimozione. Quando la recensione viola le norme di Google: contenuti offensivi, spam, conflitto di interessi, riferimenti a un'altra attività, informazioni personali. La segnalazione si fa dal pannello, la decisione è di Google, e i tempi variano. Insistere su una recensione semplicemente negativa, invece, è tempo perso: è un'opinione, e in quanto tale resta.

Misurare: cosa dicono i dati della scheda

Chi vende prodotti può collegare alla scheda anche la disponibilità in negozio, che nasce dallo stesso catalogo descritto in Google Merchant Center e compare negli spazi di Google Shopping.

Il pannello mostra come le persone vi hanno trovato e cosa hanno fatto: ricerche che hanno mostrato la scheda, chiamate, richieste di indicazioni stradali, clic sul sito, messaggi, prenotazioni. Lo storico disponibile copre alcuni mesi: se volete una serie lunga, esportate i dati con regolarità.

Tre letture utili.

  1. Chiamate e indicazioni stradali sono il contatto vero per chi ha un luogo fisico. Contateli come conversioni, allo stesso titolo di un modulo compilato.
  2. Il rapporto fra visualizzazioni e azioni dice se la scheda convince. Molte visualizzazioni e poche azioni significano quasi sempre foto deboli, poche recensioni o informazioni incomplete.
  3. Le visite al sito che arrivano dalla scheda si isolano aggiungendo un parametro di tracciamento al link. Senza quel parametro finiscono mescolate al traffico organico e la scheda sembra inutile quando invece sta lavorando.

Chi fa anche campagne può collegare la scheda alle campagne locali e vedere insieme il costo per visita e per chiamata. È il punto in cui presenza naturale e pubblicità smettono di essere due mondi separati.

La scheda nelle risposte generate dall'AI

Le risposte automatiche di Google e gli assistenti conversazionali attingono agli stessi dati strutturati che alimentano Maps. Quando qualcuno chiede a un assistente «dove posso riparare uno schermo a Parma di domenica», la risposta si costruisce su orari, categorie, servizi e recensioni: esattamente i campi della scheda.

Questo cambia due cose nel modo di compilarla. La prima: le informazioni vanno scritte in forma esplicita, perché un assistente legge dati, mentre una persona interpreta anche le foto. Se lavorate la domenica, l'orario deve dirlo; se riparate una marca specifica, deve comparire fra i servizi. La seconda: la coerenza fra scheda, sito e portali di settore diventa un segnale di affidabilità. Tre fonti che dichiarano lo stesso orario danno una risposta sicura; tre fonti discordi spingono l'assistente verso un concorrente più ordinato.

Vale la pena aggiungere sul sito i dati strutturati dell'attività locale, con gli stessi valori della scheda, e mantenere una pagina contatti che ripeta per esteso ragione sociale, indirizzo, telefono e orari. È il lavoro che descriviamo nella pagina SEO e visibilità AI, e che nel frattempo aiuta anche i motori tradizionali. Per capire da dove partite, conviene prima verificare la vostra posizione reale: la posizione nel riquadro locale cambia con la distanza di chi cerca, e va misurata dai punti che vi interessano.

Gli errori che fanno sparire la scheda

  • Parole chiave nel nome. La violazione più frequente, e la più facile da evitare.
  • Indirizzo fuori dalle regole. Caselle postali, uffici virtuali e coworking senza presenza reale portano alla sospensione.
  • Scheda doppia. Due schede sullo stesso indirizzo si contendono i segnali: una va rimossa o unita.
  • Dati incoerenti fra sito, scheda e portali. Ragione sociale, indirizzo e telefono devono coincidere ovunque, virgole comprese.
  • Attività trasferita e scheda rimasta ferma. Se cambiate sede, spostate la scheda invece di crearne una nuova: la storia e le recensioni si portano dietro.
  • Categoria cambiata di continuo. Ogni cambio riavvia l'assestamento: una modifica ponderata vale più di cinque tentativi.

Se la scheda viene sospesa, la strada è una richiesta di riesame con i dati corretti e prove coerenti. Cancellare e ricreare peggiora quasi sempre la situazione, perché si perdono recensioni e storico.

Casi particolari: più sedi, aree di servizio, professionisti

Più sedi. Una scheda per indirizzo, gestione centralizzata, orari e categorie decisi una volta e replicati. Le pagine del sito dedicate alle singole sedi, collegate alle rispettive schede, rendono il quadro coerente.

Area di servizio. Chi raggiunge il cliente dichiara i comuni serviti, senza esagerare: un'area enorme e generica dà segnali deboli ovunque.

Studi professionali. Per medici, avvocati e commercialisti valgono le regole delle professioni: la comunicazione resta veritiera e verificabile. Le schede personali dei singoli professionisti, dove previste, convivono con quella dello studio.

Attività stagionali. Usate orari speciali e la chiusura temporanea invece di eliminare la scheda: alla riapertura ritrovate tutto.

La checklist mensile

  • Orari verificati, orari speciali inseriti per le festività del mese
  • Due aggiornamenti pubblicati, legati a qualcosa di reale
  • Tutte le recensioni con risposta entro pochi giorni
  • Nuove domande pubbliche presidiate
  • Tre o quattro foto recenti caricate
  • Servizi e prodotti allineati a quello che vendete oggi
  • Dati di rendimento letti e confrontati con il mese precedente
  • Nome, indirizzo e telefono verificati su sito e portali di settore

Sono venti minuti al mese. Fatti con costanza, valgono più di una giornata intera spesa una volta all'anno.

Quando conviene farsi aiutare

Creare e mantenere la scheda è alla portata di chiunque abbia venti minuti al mese e un po' di ordine. Ha senso chiedere aiuto in tre casi: quando la scheda è sospesa e i tentativi di riesame vanno a vuoto, quando le sedi sono molte e i dati sono già incoerenti, quando la presenza locale deve essere collegata al sito, alla misurazione e alle campagne per capire quanto costa un cliente nuovo. Di quest'ultima parte parliamo nella pagina Google Ads e promozione.

Fonti

  • Google, Guida di Google Business Profile — creazione, verifica e gestione della scheda
  • Google, Norme sulla rappresentazione delle attività su Google Maps e norme sulle recensioni
  • Google, Criteri di posizionamento locale: pertinenza, distanza, notorietà
  • D.Lgs. 206/2005 (Codice del consumo), pratiche commerciali scorrette
  • D.Lgs. 26/2023, recepimento della direttiva (UE) 2019/2161 «Omnibus», obblighi di trasparenza sulle recensioni

Verificato il 20.09.2026.