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  • Manutenzione

Migrazione del sito web: come si fa senza perdere posizioni

Cambiare hosting, piattaforma o dominio senza danni: inventario degli indirizzi, reindirizzamenti, posta, prova su ambiente separato e controlli dei giorni successivi.

La migrazione di un sito somiglia a un trasloco: la parte faticosa arriva prima e dopo, mentre lo spostamento in sé dura poco. Le cose si rompono quando qualcuno confonde tre operazioni diverse — cambiare hosting, cambiare piattaforma, cambiare dominio — e applica alla terza la cura che basterebbe alla prima.

Qui trovate il metodo che usiamo, nell'ordine in cui riduce i rischi.

Che cosa significa per voi

  • Cambiate fornitore — il passaggio si fa senza interruzioni, se preparato.
  • Rifate il sito — i vecchi indirizzi vanno mappati sui nuovi prima del lancio.
  • Cambiate nome all'azienda — il dominio nuovo eredita il posizionamento soltanto con i reindirizzamenti corretti.

Tre migrazioni, tre livelli di rischio

Tipo Che cosa cambia Rischio per il posizionamento
Cambio hosting Il server, con gli stessi indirizzi Basso
Cambio piattaforma Struttura, modelli, spesso gli indirizzi Medio
Cambio dominio Il nome, quindi ogni indirizzo Alto

Il rischio dipende da quanti indirizzi cambiano. Se restano identiche, Google si accorge appena dello spostamento; se cambiano tutte, ogni pagina deve essere accompagnata alla nuova posizione.

Prima: l'inventario

È il passaggio che separa una migrazione tranquilla da una settimana di sorprese.

  1. Elenco degli indirizzi attuali, preso dalla mappa del sito e dai rapporti di Search Console: comprese le pagine vecchie che ancora ricevono visite.
  2. Pagine che portano traffico, ordinate per visite e per posizione: sono quelle da controllare per prime dopo il passaggio.
  3. Collegamenti ricevuti da altri siti, perché puntano a indirizzi che devono continuare a funzionare.
  4. Risorse collegate: immagini, documenti, feed per i comparatori, pixel pubblicitari.
  5. Posta elettronica: numero di caselle, spazio occupato, chi le usa.
  6. Integrazioni: gestionale, strumenti di pagamento, servizi di spedizione.
  7. Misurazione: accessi agli strumenti di statistica e alle campagne.

Durante: il passaggio

  1. Copia sul nuovo ambiente, raggiungibile con un indirizzo temporaneo.
  2. Prova completa con il traffico ancora sul vecchio server: pagine, moduli, pagamenti, posta.
  3. Mappa dei reindirizzamenti, vecchio indirizzo per nuovo indirizzo, caricata e verificata su un campione.
  4. Cambio dei DNS, con il valore di aggiornamento abbassato qualche giorno prima per accorciare la propagazione.
  5. Vecchio server acceso per almeno una settimana, finché tutti i visitatori arrivano al nuovo.

La seconda riga è quella che molti saltano. Un modulo muto o un pagamento che fallisce si scoprono in dieci minuti di prova, oppure in tre giorni di chiamate dei clienti.

I reindirizzamenti, con ordine

Situazione Regola
Pagina con corrispondente esatta Reindirizzamento permanente alla nuova
Pagina divisa in due Alla più vicina per contenuto
Pagine unite Entrambe alla pagina risultante
Contenuto rimosso Alla categoria superiore, invece che alla home
Catene di reindirizzamenti Riscritte verso la destinazione finale

Due errori ricorrenti: mandare tutto alla home, che Google tratta come pagine scomparse, e lasciare catene di tre o quattro passaggi, che rallentano e disperdono.

Dopo: i controlli dei primi giorni

  • Giorno 1: pagine principali, moduli, pagamenti, posta in uscita e in entrata.
  • Giorno 1: mappa del sito aggiornata e inviata, controllo che i reindirizzamenti rispondano.
  • Giorni 2-7: errori di scansione in Search Console, pagine che restituiscono errore, velocità confrontata con i valori precedenti.
  • Settimane 2-4: posizioni delle pagine che portavano traffico, visite confrontate con il periodo precedente.
  • Sempre: copie di sicurezza attive sul nuovo server, verificate con un ripristino.

Il confronto della velocità merita un'annotazione prima del passaggio: senza i numeri di partenza, un eventuale peggioramento diventa impossibile da dimostrare. Il metodo sta in test di velocità del sito.

Quando farla, e quando rimandarla

Il momento giusto è un periodo di basso traffico, lontano da campagne attive e da scadenze commerciali: per un negozio, fuori dalle settimane di punta. Conviene rimandare quando mancano gli accessi completi al vecchio ambiente, quando il dominio risulta intestato a terzi — situazione descritta in dominio e hosting — oppure quando i controlli dei giorni successivi resterebbero senza presidio.

Errori che costano posizioni

  • Mappa dei reindirizzamenti saltata, con le pagine vecchie che diventano errori.
  • Tutto rimandato alla home, invece che alla pagina corrispondente.
  • Posta dimenticata, con i messaggi che arrivano al server dismesso.
  • Vecchio server spento subito, prima che la propagazione sia completa.
  • Ambiente di prova indicizzato, con contenuti duplicati online.
  • Controlli abbandonati nelle settimane successive, quando i problemi diventano visibili.

Quando conviene farsi aiutare

Un sito piccolo su hosting condiviso si sposta anche con gli strumenti automatici dei fornitori. Chiamateci quando ci sono pagine posizionate da difendere, un negozio con ordini in corso, caselle di posta aziendali o un dominio da recuperare: prendiamo in carico tutto il percorso, con gli accessi intestati a voi. È il servizio descritto nella pagina restyling e manutenzione.

Scriveteci dalla pagina preventivo indicando dove si trova il sito oggi e dove volete portarlo.

Fonti

  • Google Search Central, guida al trasferimento di un sito con e senza cambio di indirizzi
  • Documentazione tecnica su record DNS, propagazione e configurazione della posta
  • Esperienza diretta sulle migrazioni gestite dallo studio

Verificato il 27.10.2026.